IV prova del Gran Prix IBleo

I  GIRO PODISTICO SAN FILIPPO

(III Memorial Concetta Bonomo)

Valevole come IV prova del Gran Prix IBleo

MODICA – DOMENICA 27 MAGGIO 2012 ORE 18

 

 

REGOLAMENTO

 

L’ASD Atletica Tre Colli Scicli, in collaborazione con il comitato organizzatore della sagra delle frittelle e della salsiccia, organizza il I giro podistico San Filippo, in programma il 27 maggio 2012 presso la Chiesa di San Filippo, in Contrada San Filippo, nel Comune di Modica. Alla manifestazione possono partecipare gli atleti delle categorie giovanili, assoluti ed amatori/master.

 

Il programma prevede il seguente svolgimento:

 

-       ore 17.00: raduno presso lo spazio antistante la Chiesa San Filippo a Modica

-       ore 18.00: gare giovanili da km 0,5 a km 1 in base alle categorie

-       ore 18.30: I giro podistico San Filippo Km 8

-    ore 19.00: ristoro

-       ore 20.00: premiazione

-       ore 20.30: sagra delle frittelle e della salsiccia

 

 

Iscrizioni

Tramite l’e-mail  alessandroparisi@tiscali.it   o fax 0932 931026 entro e non oltre venerdi  25 maggio 2012.  La tassa gara è di € 5,00  per gli adulti e di € 3 per le categorie giovanili. L’iscrizione dà diritto ad un buono da consumare dopo la gara negli stands della sagra ed al ristoro.

 

Saranno premiati i classificati delle seguenti categorie:

- I primi 8 uomini da TM a M45

- I primi 8 uomini da M50 in poi

- Le prime 5 donne.

- I primi tre maschili e femminili delle categorie giovanili.

 

Il percorso, interamente chiuso al traffico, prevede 6 giri di 1,3 km.

 

Per info (tel. 328 59984220932 931026)

 

 

 

 

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I NOSTRI RISULTATI ALLA 3^ PROVA GRAN PRIX DEGLI IBLEI 2012 “ACATE”

  in piedi da sx: S. GAROFALO – A. CULTRERA – V. DI RAIMONDO – S. MORANA – G. CICERO – D. NICASTRO – C. ADAMO, accosciati da sx: O. GIURDANELLA – R. GIANNONE – G. DI RAIMONDO – G. FINIELLI

Posso certificare che la mattinata si è presentata subito calda, con la temperatura che andava aumentando di ora in ora, già alla partenza della ns batteria il sole picchiava, solo una leggera brezza attenuava il punzecchiare dei raggi solari sulla pelle, Acate non  si smentisce mai, ogni qualvolta partecipo ad una manifestazione sportiva il clima te lo offre caldo. Ma andiamo alla gara, quattro giri di quasi 1500 metri di un circuito cittadino, abbastanza nervoso per i continui cambiamenti di direzione sino a raggiungere i gradini del castello, di cui uno mancante, il selciato del portico “che cuticci” e il salto del gradino finale all’uscita del castello, degli ostacoli studiati per aumentare le difficoltà, non era sufficiente il caldo. Poi la discesa ove cercavi di recuperare prima di quella salita alla fine della quale ti ritrovavi in un lungo e desolato viale che sembrava essere il deserto, lungo circa 500 m e non finiva mai, c’era chi si rifugiava nella poca ombra delle abitazioni che lo circondavano e lontano si intravedeva l’arco, sotto il quale dovevi passare ancora da tre a cinque volte a seconda la categoria a cui appartenevi. I primi giri sono stati sopportabili, ma con la stanchezza   ingravescente, il sudore che diminuiva la traspirazione, la fatica era in crescendo e pensavi a stare dietro l’ avversario che ti stava avanti, a mantenere il suo ritmo e decidere il momento per superarlo. Centellinare le forze per finire al meglio la gara, infine l’ultimo giro l’ultimo passaggio dentro il castello, l’ultima salita e da lontano osservi l’arco, cerchi di raccogliere tutte le forze residue, forse superi qualcuno più stanco di te e sopraggiunge l’ARRIVO, stacchi il cronometro e guardi subito il riscontro cronometrico, soddisfatto o no. Comunque sia NOI dell’ASD IL CASTELLO lo siamo poichè tutti abbiamo fatto segnare dei tempi di rilievo, vedi V. DI RAIMONDO, G. FINIELLI coi loro Primi posti di categoria e a seguire tutti gli altri: G. DI RAIMONDO, S. GAROFALO, R. GIANNONE, S. MORANA, G. CICERO, O. GIURDANELLA, D. NICASTRO ed in coda lo scrivente C. ADAMO, i tempi di seguito trascritti dimostrano i miglioramenti conseguiti:

I^ batteria km 5,9
Di Raimondo Vincenzo 23′ 05”  M55
Finielli Giovanni            23′ 43”  M60
Di Raimondo Giovanni 24′ 30”  M50

Garofalo Salvo                25’06″    M50
Giannone Rosario           26′ 45”   M55
Adamo Carlo                   28′ 39”    M55

II^ batteria km 7,35
Morana Salvatore 30′ 58” 5           TM
Giurdanella Orazio 30′ 59” 10       M40
Nicastro Damiano 39′ 22” 10          PM (PROMESSA MASCHILE)

Di seguito la prossima gara a MODICA in quel di S.FILIPPO vedi il regolamento allegato.

 

 

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2^Podistica “Città di Acate” (3^Prova Gran Prix Ibleo Fidal)


Acate (RG) Domenica 13 Maggio  dalle  h. 9.00

PROGRAMMA/REGOLAMENTO

Raduno: Dalle ore 09.00 in C.so Indipendenza ad Acate (RG)

 Ore 09.30: 1^ Batteria (Esordienti Maschili e Femminili) per 500 metri

 Ore 10.00: 2^ Batteria (Ragazzi e Cadetti M&F) per 1450 metri e “non competitiva”  la “Camminata di  San Vincenzo” sempre per Km 1,450

 Ore 10.30: 3^ Batteria (Allievi, Donne & Cat Amatori/Master da M50 in poi ) per n.4 giri/ 5,8 Km

 Ore 11.15: Partenza 4^ Batteria (Juniores,Seniores, Amatori & Master fino M45) per 6 giri/ 8,7 Km

 Tipologia dell’iniziativa podistica: Iniziativa per la promozione del Tempo Libero, dell’Ambiente e del Terrotorio in ambito di Festeggiamenti Patronali, con finalità Turistiche e Ricreativo-Agonistiche su varie distanze, alle quali possono partecipare i tesserati FIDAL ed EPS in regola per l’anno 2012. I “non tesserati” possono partecipare alla “non-competitiva CAMMINATA S. Vincenzo

 

Circuito: Dentro il Centro Storico di Acate, della lunghezza di 1450 metri, per gran parte pianeggiante con l’unica asperità costituita dalla “Chianata do Carmini” di 150 metri. Il tracciato attraversa tutti i monumenti storici da Acate, la novità 2012 è che il tracciato attraversa pure il Castello dei Principi di Biscari.

P.B.) Il percorso sarà presidiato dalle Forze dell’ordine e Volontari, e l’Assistenza sanitaria sarà a cura del Comitato Organizzatore

 Quote d’Iscrizioni: 5 Euro per la batteria Adulti, 3 Euro per le batterie Giovanili e la “non-competitiva”, comprensibili del  pettorale ed eventualmente micro-chip

 Premi: Ai primi 3 (TRE) di ogni categoria Assoluta e Master (Con coppe & Targhe) Ai Primi 3 (TRE) delle Categorie Giovanili con Medaglie e Medaglioni.

RISTORO:  A cura del C.O. a fine manifestazione con “Gran Buffet” in Piazza Matteotti

Organizzazione: Pro Loco Acate+ ASPD “No al doping” Rg Ibla+  Com.to Prov.le Fidal Ragusa

INFO:   Mimmo Causarano ( 331/5785084); Mauro Carbonaro 327/3011047

ISCRIZIONI:  ENTRO  l’11 Maggio 2012, tramite e-mail causaranoguglielmo@gmail.com RITIRO Pettorali: Presso BAR ROMA di Piazza Matteotti

  P.S.) L’Organizzazione pur prodigandosi per la buona riuscita della Manifestazione, declina ogni responsabilità per danni a persone o cose, prima, durante e dopo la gara. Il C.O. si riserva di variare ogni clausola per motivi di forza maggiore. All’atto dell’iscrizione si accettano automaticamente le condizioni vigenti

                                                                                                                         

Il C.O.

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I POLPACCI

SE VI FATE MALE RIPETUTAMENTE, SEMPRE NELLO STESSO PUNTO,PROBABILMENTE SOFFRITE DI LESIONI MUSCOLARI CRONICHE, UN INFORTUNIO COMUNE A MOLTI CORRIDORI CHE CON LE OPPORTUNE TERAPIE SI PUO’ ANCHE RISOLVERE DEFINITIVAMENTE.

Le lesioni muscolari croniche sono uno dei principali problemi dei podisti e colpiscono sia il campione che il normale corridore della domenica. Normalmente interessano il TRICIPITE SURALE, il vero “motore”  della corsa ma possono colpire altri muscoli, soprattutto i FLESSORI DEL GINOCCHIO. Purtroppo quest’infortunio è misconosciuto anche da molti medici e viene spesso confuso con altri problemi.

COLPA DELLE CICATRICI

Durante la corsa i muscoli devono sopportare ad ogni appoggio una forza pari a 2-4 volte quella del peso corporeo e questo almeno 700 volte ogni km. Se ci pensate sono sollecitazioni enormi.

Le lesioni muscolari acute (quelle che un tempo si chiamavano stiramenti) possono andare incontro a riparazione e rigenerazione, con pieno ripristino della funzionalità muscolare, oppure sfociare in una fibrosi muscolare, anche in seguito a microtraumi ripetitivi. Con i chilometri e con il passare degli anni il muscolo perde le sue caratteristiche di tono-trofismo ed elastisticità e la sua componente elastica è sostituita da tessuto fibroso. Le ecografie del polpaccio dei podisti che corrono da almeno 10 anni mettono in evidenza aree di fibrosi muscolare che interessano più o meno diffusamente il muscolo  e alla palpazione esperta si riscontrano dei veri e propri noduli all’interno del muscolo, molto dolenti al tatto.

La storia delle lesioni muscolari croniche sinteticamente è questa:

  • Il dolore compare gradualmente, generalmente dopo la corsa
  • Successivamente si presenta anche durante l’attività, ma permette di correre, ben presto però si aggrava al punto da impedire gli allenamenti
  • Il male è avvertito in profondità nel muscolo e scompare subito col riposo
  • Se la lesione muscolare non è correttamente curata si ripresenta anche dopo mesi o anni di riposo

SEMPRE LI’

La principale caratteristica di questo infortunio che lo rende diverso dagli altri è che colpisce sempre lo stesso muscolo, nella stessa sede. Normalmente compare durante i lavori di qualità: allenamenti intervallati, gare, lavori in salita. Siccome all’inizio la lesione è molto piccola e genera poco fastidio la si trascura, innescando un ciclo di totture e riparazioni successive, che crea gradualmente un grosso nodulo fibroso nel muscolo, in pratica una commistione di fibre muscolari ed aderenze cicatriziali. Queste aree non hanno sufficienza forza a restire al carico eccentrico della corsa, ovvero alla contrazione  in allungamento , ecco allora che si rilesionano facilmente. Il fatto che la causa risieda nelle contrazioni in allungamento spiega anche perché i due muscoli che si infortunano facilmente sono gli ischio-crurali (i flessori del ginocchio), appena prima dell’appoggio del piede a terra, il tricipite surale (polpaccio), appena prima dello stacco del piede da terra.

LE CURE

Questo tipo di infortunio è spesso ribelle alla fisioterapia, solo alcune cure sono efficaci:

  • Fibrinolisi diacutanea: tramite l’utilizzo di appositi ganci in acciaio consente di esplorare i muscoli anche meglio della palpazione manuale, evidenziando le sedi fibrotiche che hanno una maggiore consistenza o che sono molto dolorose. L’azione effettuata è quella di frammentare e sfaccettare meccanicamente con un movimento di “va e vieni” l’area fibrotica e liberare le eventuali aderenze che inglobano alcune terminazioni nervoso-sensitive. Le sedute vanno ripetute ogni tre-quattro giorni, dopo ogni trattamento va applicato del ghiaccio.
  • Massaggio profondo: libera le aderenze fibrose ed aumenta la vascolarizzazione. Il fisioterapista massaggia il punto esatto di localizzazione della lesione con adeguata forza e con movimento trasversale.
  • Tecar terapia: ha un effetto biostimolante e stimola la circolazione, oltre a ridurre il dolore e l’infiammazione, si basa su di un concetto noto in fisica: il trasferimento energetico capacitativo e resistivo. Rappresenta una terapia di base alle due precedenti, che sono comunque il trattamento cardine delle lesioni fibrotiche.

L’esecuzione nel programma di riabilitazione di esercizi eccentrici riduce il rischio di una nuova lesione. Per il polpaccio bisogna eseguire della corsa o del cammino all’indietro, su piccoli tratti in discesa e ripetere più volte dopo il riscaldamento oppure dei molleggi su di un gradino. Per i flessori del ginocchio si posono eseguire in palestra sul lerg cul o con cavigliere ed elastici esercizi di flessione del ginocchio, con ritorno lento. Per prevenire le lesioni muscolari croniche, il sistema migliore è quello di effettuare in modo periodico gli esercizi eccentrici altre a sottoporsi a controllo medico e fisioterapico ogni qual volta il problema si ripresenti.     

    

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LA GARA DI MARINA di RAGUSA

da sx in piedi: A. Tidona, S. GAROFALO, V. DI RAIMONDO, A. CULTRERA, S. MORANA, A. AGOSTA, in basso: G. DI RAIMONDO, G. FINIELLI, A. AGOSTA, R. GIANNONE, D. NICASTRO.

La gara si è svolta in una mattinata piena di sole con una temperatura ideale intorno ai 20 °C, su di un percorso abbastanza veloce,  sia all’inizio che alla fine caratterizzato da passaggi sul lungo mare in modo tortuoso. Ma nonostante ciò e qualche infortunio IL CASTELLO si è presentato in forze e con nuovi iscritti ( si cresce sempre) i quali hanno dato il loro contributo a rafforzare i risultati dell’associazione. Il solito G. FINIELLI con il suo secondo posto in batteria e primo di categoria, seguito dall’ottima prestazione di V. DI RAIMONDO che si presentava per verificare la performance del momento essendo ancora all’inizio della preparazione agonistica e venendo fuori da quella invernale. S. MORANA che continua a migliorarsi a far presagire cose notevoli per il futuro. A. CULTRERA che nonostante un piccolo infortunio al polpaccio si è voluto cimentare riportando una prestazione degna di nota, anche questo atleta darà soddisfazione al gruppo.  G. DI RAIMONDO e O. GIURDANELLA quasi con lo stesso tempo sono in crescita esponenziale. S. GAROFALO  si migliora ad ogni gara, mi debbo far dare una dritta, anche lui è in fase crescente. R. GIANNONE è indietro con la preparazione, ma nonostante è stato autore di una prestazione di buon livello. Infine troviamo gli amici neofiti G. AGOSTA, A. AGOSTA e D. NICASTRO che con questa gara hanno voluto esplorare il mondo delle gare su strada, i loro risultati sono l’espressione che bisogna ancora lavorare molto.

I TEMPI  

Giovanni Finielli 27′ 02” 1 mm60 km 6,200
Vincenzo Di Raimondo 40′ 23” 2 mm55  km 9,800
Salvatore Morana 41′ 48” 5 Tm                       ”
Cutrera Arturo 42′ 04 10 mm40                     ”
Giurdanella Orazio 42′ 33” 11mm40               ”
Sakvatore garofalo 43′ 44” 7 mm50                ”
Giovanni di Raimondo 42′ 25” 9 mm50          ”
Rosario giannone 45′ 01” 4 mm55                   ”
Agosta Giuseppe 45′ 39”                                   ”
Agosta andrea 50′ 55”                                       ”
Damianco Nicastro 55′                                       ”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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LE TRE GARE

Andrò a ritroso nel comunicare la partecipazione degli atleti dell’ASD IL CASTELLO a TRE MANIFESTAZIONI di cui l’ultima a livello provinciale e due di carattere REGIONALE.

COMISO

Inizio a parlare della prima, gara che si è svolta oggi a Comiso, una mezza maratona che doveva essere un allenamento ed una presa di coscienza della preparazione dei partecipanti. Difatti chi più chi meno hanno fatto segnare dei tempi alquanto lusinghieri che qui di seguito trascrivo:

V. Di Raimondo  1:32’00″; A. Cultrera   1:34’00″;

G. Cicero  1:37’00″; M. Cassone 1:44’00″, neo iscritto alla società. Dai risultati di cui sopra presumo che, non essendo la preparazione al top, quest’anno agonistico ci darà delle belle soddisfazioni.

NOTO

Il I° Aprile scorso si è svolta la seconda tappa del G.P. Regionale su strada, tappa di Noto, che ha visto ancora una volta primeggiare nella propria categoria G. FINIELLI che ha chiuso i 6 km circa in 23’44″, mentre l’altro portacolori della società V. Di Raimondo ha fatto fermare il cronometro a 31’12″ sui circa 8 km.

G. FINIELLI - C. ADAMO - V.DI RAIMONDO

 

 

 

 

 

 

 

 

 RIPOSTO

L’altra manifestazione Regionale si è svolta il 25-03-2012 a Riposto, altra tappa del G.P.Regionale delle mezze maratone, qui gli atleti della ASD IL CASTELLO hanno avuto qualche problema ambientale e climatico, infatti giornata molto calda ed umida ha compromesso i risultati e fatto infortunare qualcuno. I risultati sono di seguito trascritti:

G. DI RAIMONDO 1:41′; G. CICERO, G. GIURDANELLA e                 S. MORANA 1:42′; R. GIANNONE 1:44′

R.GIANNONE, G.GIURDANELLA, A. CULTRERA, L.CASSONE, accosciati G. DI RAIMONDO, S. MORANA, G. CICERO

Complimenti a tutti i soci ed atleti dell’ ASD IL CASTELLO che fanno onore allo sport con la loro semplice ed amatoriale semplicità.

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PASQUA 2012

Mi scuso con tutti coloro che si avvicinano a questo sito ed in particolare con tutti i soci dell’ASD per non aver espresso gli Auguri di Buona Pasqua e pubblicato regolarmente gli articoli di interesse medico e sportivo, cercherò di rimediare nei prossimi giorni, poiché per me è stata una PASQUA triste per la perdita della MIA MAMMA.

Anche se in ritardo spero che tutti abbiate trascorso una Pasqua Serena

IL PRESIDENTE

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IL CUORE È UNA MACCHINA PERFETTA

Quando siamo dei piccoli feti nell’utero  della nostra mamma, lui detta già il ritmo della nostra esistenza. E’ il primo  segnale della nuova vita visibile sulle  immagini dell’ecografia (lo strumento che mostra il  piccolissimo neo concepito)  che il ginecologo mostra ai futuri genitori ed è prima vera emozione che gli procura. Non c’è papà o mamma al mondo che non si commuova vedendo quel piccolo pallino che si dilata e si restringe evidenziando l’esistenza del loro bambino.  Non si vedono ancora le forme del corpo, ma “lui”  è già protagonista instancabile, si preoccupa di fare arrivare il sangue nel proprio territorio; tutto il resto lo fa la mamma, ossigenando le cellule col proprio sangue e depurando il sangue col proprio rene. Poi si nasce e lui continua ad occuparsi di noi contraendosi autonomamente e preoccupandosi di soddisfare le esigenze di tutto il corpo. Serve ossigeno ai muscoli? Lui aumenta immediatamente il ritmo di lavoro, abbiamo la febbre e serve più sangue? Lui si adopera per garantirlo. Stiamo digerendo un pasto pantagruelico e il sangue, a livello intestinale, deve assorbirsi tutto quel nutrimento che gli abbiamo appioppato? Imperterrito fa gli straordinari, lavorando il doppio per assicurare ossigeno anche agli altri componenti del corpo. Il muscolo scheletrico è comandato dal nostro cervello si alza il braccio solo se lo vogliamo, quello cardiaco fa tutto da solo e decide, per conto suo, quando deve lavorare di più o di meno ed è attivo anche durante il sonno, momento in cui, per fortuna, può abbassare il ritmo. Il cuore è una pompa, divisa in due, che fa circolare il sangue:

il destro raccoglie il sangue venoso (quello povero di ossigeno perché già depositato ai tessuti) e lo spinge ai polmoni per ossigenarsi,

il  sinistro accoglie il sangue ossigenato dai polmoni e lo spinge a tutto il corpo, imprimendogli una notevole pressione.

Un po’ come quelle perette che, dopo essere state schiacciate, si dilatano assorbendo il liquido per poi espellerlo quando vengono nuovamente compresse con una potenza che è direttamente proporzionale alla forza che imprimiamo, il cuore si dilata e accoglie il sangue, poi si comprime e lo espelle, con forza maggiore o minore secondo il bisogno e tanto più rapidamente quanto maggiore è la necessità. Quindi la gettata cardiaca (la quantità di sangue “pompato” ad ogni battito) e la frequenza cardiaca (quante volte si contrae al minuto) sono i due elementi chiave per ossigenare adeguatamente il corpo in ogni situazione. La prima dipende ovviamente dalla dimensione del cuore: come una siringa, tanto più è grande tanto maggiore sarà il liquido che si potrà espellere.

 I DUE EFFETTI DELL’ALLENAMENTO

Il cuore si modifica con l’età crescendo di volume man mano che l’individuo si sviluppa, ossia sino ai 18 anni circa. L’allenamento potrà imprimergli un’ulteriore modificazione in due direzioni: allargando la cavità e rinforzando i muscoli che la circondano. In pratica, tornando all’esempio della siringa (o della peretta), correndo regolarmente si aumenta la dimensione creando una “camera” più grande e si ha più forza nello spingere fuori il liquido. L’allenamento lungo favorisce l’incremento di volume della cavità, quello con ripetute e intervalli la dimensione della parete (muscolo, ossia forza di contrazione).

La frequenza cardiaca si misura ponendo le dita sul polso o lateralmente al collo, tuttavia esistono degli strumenti, i cardio- frequenzimetri, che ci forniscono informazioni precise senza avere difficoltà d’interpretazione. La frequenza cardiaca è maggiore o minore a seconda del momento. A riposo, mentre dormiamo o appena svegli, raggiunge i livelli minimi. La frequenza minima, o basale, diminuisce con l’allenamento e con l’età. È normale che chi prepara una maratona abbia una frequenza, misurata appena sveglio, inferiore ai 60 battiti al minuto.

 CHI  SÌ E CHI  NO

Il procedere degli anni abbassa progressivamente la frequenza di base (anche nei sedentari); l’anziano che si allena l’avrà, comunque, inferiore rispetto al coetaneo sedentario. La frequenza massima è invece limitata, sotto i 20 anni supera i 200 battiti al minuto, poi diminuisce progressivamente. Per spiegarci meglio, che sia Baldini o un amatore la frequenza cardiaca massima non viene modificata dall’allenamento quanto lo è, invece, quella basale. Capite il vantaggio di una frequenza basale bassa se la massima è fissa: prima di raggiungerla avrò molte più possibilità!

Chi possiede una frequenza basale di 90 battiti al minuto e la massima di 180, impiegherà poco ad arrivare alla massima; se, viceversa, parte da 50, impiegherà di più e il suo “motore” avrà un notevole margine prima di andare fuori giri, ossia sopra la soglia anaerobica.

 VADO AL MASSIMO

La soglia anaerobica rappresenta quella velocità di corsa oltre la quale l’acido lattico si accumula e impedisce di proseguire a lungo. Corrisponde a una precisa frequenza cardiaca e conoscendola è un gioco da ragazzi programmare gli allenamenti di resistenza. Avendo voi letto vari articoli su come allenarsi col cardiofrequenzimetro o basandosi sul ritmo delle pulsazioni, sapete che ci si allena e gareggia a frequenze più basse della frequenza massima (la soglia anaerobica è tra 1’85 e il 92% della massima). La frequenza cardiaca aumenta linearmente con l’incremento dell’intensità dello sforzo, sino al raggiungimento della frequenza massima; poi solo l’intervento dell’acido lattico ci permette di procedere, mentre il cuore sta fornendo il massimo per ossigenare i muscoli interessati. Qualcuno si chiede se raggiungere frequenze elevate sia pericoloso e se la visualizzazione sul cardiofrequenzimetro della frequenza massima possa far rischiare la vita. La risposta è: no!

Il cuore di un corridore allenato, in condizione di salute (verificata con le periodiche visite d’idoneità) non rischia quando viene messo a massimo regime. L’acido lattico che si accumula penserà, da solo, a ridurre il regime, ma ripeto, quando affrontando una salita o in un allenamento intenso raggiungiamo frequenze vicino o uguali alla massima, la salute non rischia niente.

Per determinare la frequenza cardiaca massima è utile sottoporsi a una valutazione funzionale, ossia recarsi in un ambiente dove si venga testati su un tapis roulant, a sforzo crescente, e vengano fornite tutte le indicazioni per allenarsi al meglio. In fondo siamo tutti abituati a spendere dei soldi per fare i tagliandi dell’ automobile, ritengo importante quindi fare un tagliando anche al corpo, per ottenere il meglio dal nostro divertimento preferito: la corsa (e un test di soglia costa meno del tagliando dal meccanico).

IL RITMO

In alcune occasioni la frequenza basale può essere più elevata del solito, ad esempio in situazioni di febbre. Questo ci deve indurre, assolutamente, a verificare lo stato di salute con un termometro e, in caso di conferma dello stato febbrile, sarà doveroso non allenarsi. Se davvero tenete alla vostra condizione fisica, misurate la frequenza al risveglio tutti i giorni, imparerete a conoscere voi stessi. Se la vedete particolarmente elevata (aumentata di oltre 10 battiti) potreste avere la febbre o non avere ancora recuperato l’allenamento del giorno prima… fatene tesoro! In caso di temperatura esterna elevata, come avviene nei mesi estivi, sappiate che, a parità di velocità di corsa, la frequenza sarà più elevata anche di 10 o 20 battiti al minuto. Questo è comunque un segnale per correre il più possibile all’ ombra e cercare di bere anche durante la corsa, indipendentemente dalla sete. Nel caso in cui non vi siano fontanelle portatevi, nei mesi estivi, una borraccia in quei contenitori che si allacciano alla vita, appositamente studiati per questo scopo, che non ingombrano e non limitano la performance.

MAI PRIMA DELLA GARA

La tensione nervosa pre gara alza notevolmente la frequenza cardiaca a riposo. Quando ci si mette sulla linea di partenza si hanno frequenze quasi da sforzo. E normale che sia così, è il corpo che si prepara a lottare. Questo aspetto m’induce a raccomandarvi di non guardare il cardiofrequenzimetro prima della gara. Se siete abituati a utilizzarlo, aspettate almeno dieci minuti dallo start, altrimenti usatelo solo come strumento di allenamento, in gara conta soprattutto il cronometro.

ATTENTI AL TRENO

Se correte su un tapis roulant o vicino a una linea di corrente (ad esempio vicino alla ferrovia), avete più di 20 anni e state respirando tranquillamente, senza alcuna strana sensazione e il cardiofrequenzimetro segnala valori di 220… è un’interferenza. Non preoccupatevi, succede frequentemente in certe situazioni, lo sanno bene i ciclisti che sperimentano questo fenomeno ogni qual volta pedalano su strade limitrofe a una ferrovia.

COME FUNZIONA SOTTO SFORZO

Un altro quesito di chi corre è se la frequenza massima si possa modificare. Purtroppo no, sarebbe bello perché ad essa corrisponde il massimo consumo d’ossigeno, ossia la nostra massima potenza aerobica, ma il declino imposto dal procedere degli anni è impietoso e non ci dà scampo in tal senso. I cardiologi individuano, in tutto il mondo, la frequenza cardiaca massima come ipotizzabile seguendo la formula 220 meno l’età. A 30 anni, cioè, è teoricamente 190 battiti al minuto, a 40 anni 180 eccetera. Si consiglia sempre di calcolarla in maniera precisa con un test da campo o su tapis roulant, seguiti da un medico dello sport che illustri poi come utilizzarla. Ciò che possiamo incrementare con l’allenamento non sarà la frequenza massima, ma la soglia anaerobica che potrà alzarsi raggiungendo valori di frequenza vicino alla massima (92-94%), con ovvi vantaggi sul piano della performance. Vediamo di fare chiarezza su questi due concetti: potenza aerobica, ossia massimo consumo di ossigeno, e soglia anaerobica. Quando corriamo incrementiamo progressivamente la frequenza cardiaca, il cuore si adatta all’intensità dello sforzo per fornire l’ossigeno necessario al mantenimento di quello sforzo. Incrementiamo la velocità di corsa? Serve più ossigeno, quindi il cuore incrementa la frequenza. Questo sino al raggiungimento della velocità di corsa che corrisponde alla frequenza cardiaca massima. Oltre tale velocità il cuore non può fornire più ossigeno, ha esaurito il suo potenziale ed ecco allora intervenire il solo acido lattico che ci limiterà il tempo di mantenimento della performance. L’acido lattico inizia a essere prodotto, in parallelo al consumo di ossigeno, da una certa velocità. All’inizio, però, è come se uscisse da un rubinetto in un lavandino che lo smaltisce; man mano che incrementiamo la velocità ne viene incrementata la produzione, sino ad arrivare a un punto in cui lo sfogo del lavandino non è più sufficiente e il lavandino inizia a riempirsi.

Facciamo un esempio pratico, pensando che vi siano due motori distinti:

Uno che brucia gli zuccheri (combustibile umano per sforzi come la corsa) in presenza di ossigeno (consumo di ossigeno) e l’altro, a livello cellulare, che funziona autonomamente senza ossigeno (produzione di acido lattico). Un amatore allenato inizia a correre a 8 km/h. Il motore a ossigeno, dipendente quindi dal cuore che lo somministra tramite il sangue, basta per mantenere questa intensità di corsa. L’atleta chiacchiera coi compagni senza il minimo affanno, solo il cardiofrequenzimetro indica lo sforzo e, supponiamo, segnala 95 battiti al minuto. Dopo 5 minuti il nostro cambia passo e corre a l0 km/h. Funziona sempre un solo motore e sul cardio si legge 110. A 11 km/h la frequenza sarà 120 e il secondo motore decide di partire per supportare il primo. I due motori non si considerano, viaggiano autonomamente. Inizia così una leggera produzione di acido lattico che viene rapidamente smaltito dal corpo senza che il corridore ne risenta.

A 14km/h avverte un senso di affanno, parla a fatica e a monosillabi. L’acido lattico viene prodotto maggiormente ma ancora non si accumula, la frequenza è salita a 145. A 15km/h l’acido comincia ad accumularsi (soglia anaerobica), la frequenza è 155e l’atleta non riesce a parlare. Prova ad aumentare per un centinaio di metri, a 17km/h la frequenza è massima, di più il cuore non può incrementare l’apporto di ossigeno ai muscoli, lì c’è il massimo possibile di utilizzo dell’ ossigeno captato dall’ aria e incanalato nel sangue (massimo consumo di ossigeno). Il corridore capisce di averne per poco, fa uno sprint a 19 km/h ed è il solo motore dell’acido lattico che si impegna al massimo, ma l’acidità lo blocca, i muscoli s’irrigidiscono e lui si deve fermare. Gli ci vorranno parecchi minuti per eliminare tutto l’acido (massimo un’ora) e potere riprendere la corsa. Ora che abbiamo chiarito come funzionano il cuore e i nostri due motori durante la corsa, ricordatevi che l’ allenamento ci migliora in tutto. Quello che è importante è sottoporsi all’ annuale controllo dello stato di salute (idoneità medico sportiva per agonisti della corsa), per assicurarsi che il nostro cuore sia in buona salute e quindi in grado di sostenere gli sforzi dell’allenamento e delle eventuali gare, e rispettare le giuste pause di riposo per non fare una “indigestione di corsa”, ossia finire in sovrallenamento.

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CAMPIONATI NAZIONALI INDOOR MASTER 2012

La scorsa settimana ad Ancona si sono svolti i CAMPIONATI NAZIONALI SU PISTA INDOOR dove ancora una volta il nostro atleta G. FINIELLI si è imposto sulle due distanze 800 m e 1500 m, ove si conferma specialista e Campione Italiano di categoria M60.     Ha coronato così il sogno di confermare la sua performance a livello Nazionale per il terzo anno consecutivo M 60 sugli 800m, mentre per la distanza sui 1500 m sempre nella categoria M60 per il secondo anno consecutivo. Bella soddisfazione dopo i risultati della precedente stagione, mantenere il tricolore di categoria, poiché dopo una scalata ai vertici Europei si ci aspettava un naturale calo di tensione. Ma ciò, per altri versi, è  avvenuta lo stesso, considerati i tempi che non sono stati quelli che potenzialmente l’atleta avrebbe potuto esprimere un 2’38″24 sugli 800m tempo ben lontano dal 2’17″00 espresso agli Europei del 2011. Mentre il tempo dei 1500m 4’55″04 è stato più vicino alla sua performance attuale. Ma c’è da considerare che la preparazione ancora non è al top, per cui lo aspettiamo ai Campionati Nazionali allo scoperto, quando la sua preparazione ci permetterà di apprezzarlo su una ottima prestazione.  

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IL METATARSO e LA METATARSALGIA

La zona anteriore del piede è molto sollecitata in chi corre. È necessario quindi sapere come proteggerla, quali possono essere i rimedi per chi già accusa dei problemi e qual è la differenza tra metatarsalgia e neuralgia.

I metatarsi costituiscono un complesso anatomico formato da cinque ossa lunghe. Esse si posizionano nel mesopiede e si articolano distalmente alle singole dita. Queste cinque ossa lunghe hanno una base, un corpo e una testa. La base è sempre più voluminosa della testa, che è la porzione anatomica interessata dalla frequente infiammazione denominata metatarsalgia. I cinque segmenti ossei sono solitamente denominati con numero romano in direzione medio-laterale, sono quasi affiancati e leggermente divergenti. Il primo è più grosso e più corto, dovendo sopportare un carico maggiore, gli altri, dal secondo al quinto, hanno lunghezza decrescente.

La metatarsalgia

È un’infiammazione da sovraccarico funzionale delle articolazioni metatarso falangee nella parte anteriore del piede. Può essere associata a borsite reattiva delle articolazioni, ovvero la formazione di liquido infiammatorio in corrispondenza delle capsule articolari. Un eccessivo carico selettivo può sollecitare oltremodo una delle articolazioni: tale situazione è frequente quando l’allineamento delle stesse teste metatarsali non corrisponde ai canoni anatomici.

Le articolazioni più esposte alla classica metatarsalgia sono quelle del secondo e terzo metatarso. Le sindromi infiammatorie insorgono con maggior facilità quando le parti molli in corrispondenza dell’avampiede si assottigliano, esponendo maggiormente il piede al trauma da impatto. La metatarsalgia del primo raggio è più propriamente definita sesamoidite, perché coinvolge le due ossa accessorie, i sesamoidi, posizionate al di sotto del primo  metatarso.  L’infiammazione interessa le articolazioni presenti tra sesamoide e testa metatarsale.

La neuralgia

È la costrizione del nervo interdigitale tra una testa del metatarso e l’altra. Le zone più interessate da questo tipo di problema sono di solito il secondo e il terzo spazio metatarsale. L’infiammazione generalmente insorge per un eccessivo avvicinamento anatomico delle due parti ossee metatarsali; possiamo affermare quindi che può essere considerata una conseguenza della metatarsalgia. Le nevralgie possono portare a vere e proprie degnazioni del nervo, con un marcato ingrossamento dello stesso: in questo caso parliamo del neuroma di Morton o Cevenini Morton, dai nomi degli studiosi che per primi lo descrissero.

 I sintomi nei due casi

Nelle fasi iniziali la patologia può essere silente, mentre possono essere presenti segni di ipercheratosi (callosità) a livello cutaneo. Quando vi è una reazione infiammatoria con produzione di liquido in sede periarticolare è presente dolore locale, che si manifesta al cammino. È possibile avvertire la sensazione di avere sotto il piede un corpo estraneo che fa da spessore: in realtà non è che il suddetto liquido; esso genera una vera e propria borsite. Generalmente il disagio è maggiore ai primi passi mattutini, mentre tende a ridursi durante la giornata. Le calzature con suola bassa in cuoio sono solitamente mal sopportate, mentre il fastidio si attenua utilizzando suole in gomma di buon spessore.

Nei casi di neuralgia il dolore può essere acuto e intermittente, con irradiazioni parestesiche alle dita e quindi con una possibile alterata sensibilità delle stesse. In taluni casi il soggetto afflitto dal problema sente la necessità di togliere la calzatura per ottenere beneficio e remissione del dolore.

Lecause

Le teste dei metatarsi formano sul piano trasverso un disegno strutturale che ricorda un arco convesso rispetto al piano d’appoggio. Questo arco è flessibile proprio per smorzare l’impatto con il suolo e adattarsi alle eventuali asperità e irregolarità del terreno. La funzione e la struttura di questo arco sono concepite per una regolare distribuzione dei pesi e delle forze che si estrinsecano a livello dell’avampiede: nella corsa sono molto maggiori rispetto al cammino.

Quando queste forze non si distribuiscono in modo corretto o per motivi di carattere morfologico o per un’anomala funzionalità articolare, l’arco anteriore può deteriorarsi, perdere la naturale flessibilità e predisporre al sovraccarico un particolare metatarso.

Nel caso della neuralgia sono le parti ossee a creare la compressione sul nervo e a esercitare un vero e proprio traumatismo su di una struttura assai delicata.

 Gli esami diagnostici

La semplice radiografia può dare un quadro della disposizione anatomica del ventaglio metatarsale ed escludere eventuali fratture da fatica, mentre l’ ecotomografia può rivelare l’entità di una eventuale borsite peri articolare. L’esame, avendo una specificità nell’evidenziare le raccolte liquide, fotografa la disposizione anatomica delle teste metatarsali e relative borsiti: in taluni casi è apprezzabile anche l’ingrossamento del nervo interdigitale. A tal proposito è opportuno ricordare che nelle forme di banale infiammazione del nervo gli esami, compresa la risonanza magnetica, possono risultare a giusta ragione negativi per il neurinoma, pur con una cospicua sintomatologia dolorosa in atto. Per documentare il sovraccarico in uno o più punti dell’avampiede può essere interessante un esame podoscopico, podografico o baropodometrico, indagini volte a registrare la distribuzione analitica dei carichi. Sempre a tale scopo sono stati messi a punto sistemi per eseguire rilevazioni dinamiche a mezzo di solette inseribili nella calzature munite di sensori, che forniscono dati in più in relazione allo svolgimento del passo nelle varie fasi.

 I consigli terapeutici

Il problema, abbiamo detto, è un carico eccessivo a livello di una o più teste metatarsali: l’obiettivo terapeutico è quindi quello di migliorare la distribuzione del carico. A tale scopo la realizzazione di un plantare adeguato può risultare spesso il rimedio risolutivo e definitivo del problema. L’anatomia di quest’ultimo dovrà tener conto delle esigenze specifiche inserendosi in modo armonioso tra piede e calzatura, per attuare la miglior distribuzione dei carichi. A tale scopo le moderne tecnologie CAD-CAM e i materiali tridensità studiati per la corsa garantiscono i migliori risultati.

L’utilizzo di un’ortesi plantare trova una valida giustificazione anche nell’ ottica della prevenzione ed è consigliato anche per il normale cammino. Per ridurre l’infiammazione locale e anche la relativa borsite può essere indicata l’applicazione di argilla verde, mentre l’assunzione di farmaci antinfiammatori per via orale è giustificato solo nei casi più acuti. Nelle situazioni in cui il nervo interdigitale risultasse ingrossato o, ancor più frequentemente, degenerato, può essere necessaria la terapia chirurgica con un’ablazione dello stesso nervo. Essendo una struttura deputata al trasporto della sensibilità periferica, non risultano conseguenze per quanto riguarda le peculiarità funzionali.

 

 

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IL GRUPPO CICLISTICO DELL’ ASD IL CASTELLO CITTA’ DI MODICA ALLA GRAN FONDO DI SCICLI

Lo scorso 04-FEBBRAIO-2012 si è svolta a Scicli la IV^ edizione della

I CICLISTI ALLA PARTENZA: V. DI RAIMONDO - C. ADAMO - G. SPARACINO

Granfondo Ciclistica  (125 km)  e I^ Gara del Campionato Regionale di Granfondo Ciclistico, che ha attraversato quasi tutta la provincia di Ragusa, con partenza da Scicli, sfiorando Modica, Ragusa, Giarratana, Pozzallo e ritorno a Scicli lungo la litoranea. Un percorso che si è articolato lungo alcune strade interne, provinciali e la statale ss115, il percorso per il 90% della sua lunghezza è stato in salita raggiungendo una altitudine di circa 700 m sul livello del mare proprio a Frigintini, territorio di Modica. La giornata è stata soleggiata e calda in modo inaspettato.      Difatti ha mietuto molte vittime a causa dei crampi che hanno colpito molti atleti per la perdita di liquidi.   In questa manifestazione la rappresentativa dell’ ASD Il Castello Città di Modica si è presentata con 7 atleti che ancora una volta si sono  fatti onore. Difatti S. Zocco, V.Di Raimondo, C. Adamo, G. Mallemi, G. Sparacino, A. Catteri, M. Calabrese, hanno confermato  le loro performance, ed alcuni migliorato i tempi di percorrenza. Difatti il primo  del gruppo è stato G. SPARACINO che ha chiuso la gara in 3h54’ migliorando di circa 10’ e chiudendo al 63° posto di categoria M3, categoria molto affollata, migliorandosi di ben 30 posizioni rispetto all’anno precedente. Il secondo è stato A. CATTERI con lo stesso tempo di Sparacino ma con qualche posizione di classifica indietro. Terzo e con grande sorpresa è stato M. CALABRESE che col suo 4h48’ ha stabilito la sua migliore prestazione essendo, questa, la prima gara ha cui ha partecipato. Quarto è stato G.MALLEMIche col tempo di 5h05’ ha migliorato la sua performance di circa 10’ rispetto a l’anno scorso. Gli altri, purtroppo, come ho già detto hanno dovuto abbandonare dopo circa tre ore di gara per il sopraggiungere dei crampi muscolari. Li aspettiamo per rifarsi alla prossima gara di ACATE il 18-03-2012, pare altro percorso abbastanza tosto per la presenza di alcune salite in forte pendenza. Per finire mi corre l’obbligo di fare i migliori complimenti e i più fragorosi applausi a coloro i quali hanno concluso una così impegnativa gara ciclistica.

da sn A. Denaro, P. Celestre, G. Mallemi, S. Zocco, C. Adamo, M. Calabrese, V. Di Raimondo

 

da sinistra G. SPARACINO, altri, P.CELESTRE, seduti V. DIRAIMONDO, C.ADAMO, N. BASILE, D. CASCHETTO, A. CATTERI, V. CARPENZANO e S. ZOCCO

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IL CUNEO DELLA VOLTA DEL PIEDE

L’osso scafoide è un elemento determinante nell’architettura complessa del piede e, proprio per questo, la sua integrità è messa a rischio dalle ripetute sollecitazioni dovute alla corsa. Vediamo di saperne di più…..

Lo scafoide è un osso posizionato nella parte mediale del piede (vedi figura). Lo si può rilevare tastando al di sotto e in avanti rispetto al malleolo mediale (quello sul lato interno della gamba), dove è presente una piccola sporgenza anatomica. Continua poi verso la parte interna del piede articolandosi con l’osso astragalo di cui sopporta il carico in compressione. La forma dello scafoide – arcuata, con una porzione concava che si articola all’ astragalo e una convessa verso il primo osso cuneiforme – ricorda lontanamente lo scafo di un’imbarcazione rovesciato su un fianco, di qui la denominazione. Per la sua localizzazione risulta essere la chiave di volta dell’ arco longitudinale mediale del piede.  L’importanza di quest’osso è legata al fatto che costituisce un punto di trazione del tendine del tibiale posteriore, deputato a sorreggere il piede medialmente durante l’appoggio. Quando infatti il piede prende contatto con il terreno, il tibiale posteriore si stira, si allunga e fa allo stesso tempo da freno al movimento di rotazione verso l’interno del piede (movimento di pronazione).  II punto di presa del tibiale posteriore è proprio su una parte dello scafoide, il tubercolo mediale, che viene sollecitato in trazione. Se durante il cammino le forze applicate sono facilmente sopportabili dalla struttura ossea in questione, nella corsa, con un carico applicato ben maggiore, le sollecitazioni in un piede strutturato in modo non ottimale possono mettere in crisi la struttura.

Le sollecitazioni possono essere determinanti ai fini della patologia sia per quantità (vedi le corse prolungate) sia per qualità (vedi salti o corse di velocità).

L’effetto ammortizzante

Nella prima fase dell’appoggio durante la corsa, il piede ha tra le sue funzioni quella di svolgere un compito ammortizzante, mentre successivamente è impegnato nell’azione propulsiva. L’azione di assorbimento dell’impatto si svolge prevalentemente secondo due assi: uno sagittale, con un impegno primario del tricipite della sura, il muscolo più voluminoso del polpaccio, e uno trasversale, diretto dall’esterno all’interno del piede e dove il controllo è affidato allo stiramento del muscolo tibiale posteriore. In questo modo il piede, oltre ad adattarsi alle particolari conformazioni del terreno, riesce a svolgere un’azione di smorzamento delle forze di impatto, contrastando gli effetti negativi a livello delle articolazioni.

Se il gioco si rompe

Quando questo meccanismo non funziona al meglio o comunque l’equilibrio è alterato da un sovraccarico possiamo avere dei problemi là dove il tibiale posteriore s’inserisce sullo scafoide. In realtà le possibilità di cedimento della struttura ossea passano attraverso stadi di sofferenza dell’osso stesso che possono essere considerati stadi pre-fratturativi. In queste fasi l’atleta può accusare un dolore che è spesso sopportabile.

La risonanza magnetica rivela però già una sofferenza diffusa dell’osso.

Le fratture dello scafoide si verificano quasi sempre in prossimità dell’inserzione del tibiale posteriore o nella parte media dell’osso. In alcuni casi la frattura può portare addirittura a una separazione delle due porzioni dello scafoide e, in tal caso, occorre intervenire chirurgicamente per ripristinare un’ anatomia soddisfacente.

 In tema di guarigione

La normalizzazione del metabolismo osseo a livello dello scafoide nelle classiche fratture da fatica, solitamente non evidenziabili con le normali radiografie ma solo con la risonanza magnetica, può richiedere qualche mese. Il periodo di inattività dalla corsa consigliabile è di 30-40 giorni, ma al momento della ripresa bisognerà fare in modo che venga controllata la trazione del tibiale posteriore sullo scafoide tramite un’ortesi plantare ben studiata e soprattutto conforme alle esigenze del corridore in termini di adattamento al gesto atletico. È comunque possibile in tale periodo la pratica del nuoto, della corsa in acqua con gli appositi giubbini e anche della bicicletta in pianura. Per quanto riguarda la ripresa degli allenamenti è consigliabile nei primi tempi effettuare una fase di rodaggio post infortunio correndo su un manto erboso regolare.

 

 

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L’ ASD IL CASTELLO CITTA’ di MODICA al GRAND PRIX PROVINCIALE di SIRACUSA

V. SPATARO - C. ADAMO - G. FINIELLI - V. DI RAIMONDO - G. DI RAIMONDO

Gli atleti dell’ ASD IL CASTELLO il 05-02-2012 scorso , non potendo partecipare al Campionato Provinciale di Cross della provincia di Ragusa poiché annullato, si sono spostati nella limitrofa provincia di Siracusa dove lo stesso Campionato si svolge regolarmente ed è arrivato alla II^ tappa. Difatti nella tappa di Rosolini, che festeggiava il 300° anno della fondazione, si sono avuti delle belle conferme da parte degli atleti de IL Castello, considerato che il percorso era abbastanza impegnativo con fondo a tratti fortemente disconnesso dalla presenza di pietre  appuntite e scivolose che formavano la pavimentazione. Infatti si sono avuti due secondi posti nelle categorie M55 e M60 con gli inossidabili V. Di Raimondo e G. Finielli, mentre G. Di Raimondo si piazzava al 13° posto nella categoria M50, una bella sorpresa è stato V. Spataro TM, neo iscritto alla società, che si è piazzato al 11° posto alla sua prima uscita in assoluto. Voglio spendere qualche parola in più su questo atleta che rappresenta il futuro, sicuramente nei mesi avvenire vedremo come migliorerà le sue performance man mano che acquisterà confidenza con le gare e saprà gestire meglio il proprio potenziale. Per finire Carlo Adamo M55 si è piazzato 11° nella propria categoria.

Di seguito sono trascritti i tempi dei partecipanti alla manifestazione così come pubblicati dagli organizzatori della stessa:

SPATARO VINCENZO             11°      TM     31’08″11        km 7,100

DI RAIMONDO VINCENZO     2°      M55   22’43”22        “    5,300

FINIELLI GIOVANNI                2°     M60   22’46”20        “    5,300

DI RAIMONDO GIOVANNI     13°     M50    23’51”13        “    5,300

ADAMO CARLO                           11°    M55    29’54”11        “    5,300

 

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LA DISMETRIA DEGLI ARTI

Il seguente articolo è un seguito del primo e vuole far porre l’attenzione a tutti coloro che corrono e/o si avvicinano alla corsa e non solo, a saper percepire i segnali inviati dalla periferia del nostro corpo al sistema centrale e di conseguenza porre rimedio al più presto.

Per un corridore avere una gamba più lunga dell’altra può essere un problema perché lo predispone al rischio di infortuni.La soluzione va ricercata nella adozione di un compenso mirato, da inserire anche nelle scarpe d’allenamento.

 I nostri arti è raro che siano della stessa lunghezza e, infatti, differenze nell’ordine di qualche millimetro sono considerate fisiologiche. I problemi nascono quando la differenza (dismetria) raggiunge o supera i 5 millimetri, perché può condizionare le posizioni assunte dal corpo (postura) sia da fermi sia in movimento. Gli effetti negativi delle dismetrie sono particolarmente evidenti nei gesti motori che, come l’atletica, sono caratterizzati da un aumento del carico applicato al corpo. Nella corsa, in particolare, l’economia e gli equilibri delle spinte dipendono dal corretto sviluppo degli arti inferiori e, non a caso, molte sindromi infiammatorie e infortuni trovano terreno fertile nelle situazioni di squilibrio posturale.

 Gli effetti sulla schiena

Si è molto discusso e ancora si discute su quanto la lunghezza degli arti possa condizionare la schiena e quanto quest’ultima possa incidere sullo sviluppo degli arti. Pur non volendomi addentrare in questo spinoso argomento è un dato di fatto che, statisticamente, le curve scoliotiche sono principalmente determinate dalla diversa lunghezza degli arti “in carico”. Tale condizione comprende anche quei casi in cui l’accorciamento dell’arto dipende da una particolare anatomia del piede: un piede piatto o l’inclinazione del collo femorale possono, ad esempio, ridurre l’effettiva lunghezza del femore. L’effetto della dismetria è un effetto “a catena”: l’arto più corto determina un’altezza inferiore della parte del bacino che gli corrisponde e questa, a sua volta, causa un’inclinazione della parte lombare della colonna vertebrale verso la metà del bacino più alta. L’alterazione si completa con una curva scoliotica di compenso, il cui raggio di curvatura è da mettere spesso in relazione alla diversa lunghezza degli arti. È bene comunque ricordare che vi sono altre situazioni di scoliosi, cosiddette primarie, che non soggiacciono a questi principi e che hanno uno svolgimento indipendente dalla lunghezza degli arti. Ogni caso va dunque analizzato singolarmente e necessita della valutazione posturale degli arti, del bacino e della schiena in ortostasi, in altre parole nella posizione in piedi. L’analisi può essere effettuata semplicemente tramite dei segni di riferimento (reperi) segnati sulla superficie cutanea oppure, in modo più attendibile, tramite radiografie che consentono di quantificare in modo preciso l’eventuale slivellamento del bacino e il raggio di curvatura della colonna vertebrale.

I rimedi del caso

Non sempre una dismetria deve essere compensata ed è quindi importante osservare come è strutturata la schiena prima di prendere una decisione in tal senso. Nel caso poi di uno sportivo che abbia completato l’accrescimento, la schiena deve considerarsi come una struttura anatomicamente acquisita e ogni intervento di compenso deve puntare unicamente a ottenere una migliore funzionalità, senza interferire più di tanto sulla postura globale. In pratica si accetta la situazione con i suoi naturali compensi, favorendo e ottimizzando il gesto atletico con alcuni piccoli interventi di “rifinitura”. Un caso a sé riguarda gli esiti di fratture verificatesi in età adulta: se la diversa lunghezza degli arti è provocata dall’esuberanza del callo osseo formatosi in corrispondenza della linea di frattura, la dismetria può essere compensata quasi per intero. Per quanto riguarda i mezzi di compenso, questi sono degli spessori in materiale scarsamente comprimibile, da posizionarsi all’ interno della calzatura o da aggiungere all’intersuola della stessa. Una soluzione più tecnica consiste nell’ adottare un vero e proprio plantare anatomico, che tenga in debito conto del compenso altimetrico ma anche di eventuali difetti di appoggio del piede. Il compenso nella dismetria dovrebbe comunque svilupparsi su tutta la pianta, ovvero il rialzo dovrebbe essere posto tanto sull’ avampiede quanto in corrispondenza del retropiede. Nella pratica comune questo è ottenibile, per i compensi di modesta entità, ovvero fino ai 3 millimetri circa, con un plantare moderno in EVA (etilvinilacetato). Più comune risulta il ricorso a soluzioni che presentano una parte del compenso adottata su tutta la pianta e una parte posizionata solo in corrispondenza del retropiede. Per questo tipo d’intervento sono di grande aiuto i sistemi CAD-CAM (si riferisce all’impiego congiunto e integrato di sistemi software per la progettazione assistita da computer) dove la precisione realizzativa risulta nell’ ordine del decimo di millimetro. Il podista che ha la necessità di compensare una dismetria deve adottare un correttivo, sia per correre sia per camminare, procedendo con gradualità. Per “digerire” il nuovo schema posturale e motorio può essere necessario un periodo anche di qualche mese, durante il quale deve essere tenuta sotto controllo la risposta della schiena.

Nei casi di compensi importanti in termini millimetrici la correzione può anche passare attraverso più fasi di avvicinamento con tempistiche da programmare.

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COMPLETO INVERNALE 2012 GRUPPO CICLISTICO

Completo Invernale Bici 2012[1]

Basta cliccare sul link per evidenziare il disegno del COMPLETO INVERNALE che il gruppo ciclistico de IL CASTELLO si è dato, come si può osservare sono rispettati i colori societari (rosso e blu).

Si ringraziano tutti gli sponsor che hanno collaborato alla realizzazione dello stesso e che sono evidenziati coi loro loghi sia sulla maglia che sulla salopette.

IL PRESIDENTE

Dr. Carlo Adamo

 

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